lunedì 1 febbraio 2010

Charlotte Gainsbourg - IRM

Io francamente devo ancora decidere se Charlotte Gainsbourg mi stia sulle palle o no. Affascinante lo è senza dubbio, ma ha un po’ troppo quell’aria da “io sono affascinante” per essere anche piacevole.
E tutto sommato trovo che non sia nemmeno così tanto brava da fugare del tutto il dubbio che la sua fama non sia sostanzialmente dovuta all’essere “figlia di” e che il suo fascino ambiguo non sia dovuto più che altro all’avere cantato quella canzone là con il suo papà.
Però poi tutto sommato è davvero affascinante e brava, allora oscillo indeciso...
E nonostante questa mia diffidenza, quando era uscito lo scorso disco (5:55), l’avevo comprato abbastanza prontamente, dopo avere letto una sola recensione favorevole scritta in un posto di cui in genere mi fido. Poi non mi era piaciuto un granché. Ma lì c’era lo zampino degli Air che a mio avviso meriterebbero un posto di riguardo nella classifica dei sopravvalutati.
Ora è uscito un nuovo disco e questa volta lo zampino è quello di Beck.
Va detto che la formula è la stessa dell’altra volta: Charlotte mette la sua voce a servizio di melodie semplici e lineari, il fido Beck ci mette l’estro.
La voce è quella che è, poco più che un sussurro, che può essere irritante o incredibilmente sensuale, a seconda dell’umore, ma alla fine si incastra alla perfezione nelle melodie che le sono state costruite intorno.
E poi c’è l’impronta di Beck, e qui il registro cambia. Come l’altra volta l’impatto è sostanziale, ma in questo caso il cantato misurato della francesina ne guadagna e risalta in negativo sulle trame vivaci intessute dal camaleontico californiano.
Lo scaffale su cui posizionare il disco è quello del pop, ma le sfumature sono piuttosto varie: si va dai ritmi afro di Master’s Hands, alla litania ipnotica della title track, alle atmosfere dark di Le chat du Cafè des Artistes, a quelle languide ed orchestrali di Vanities, al pop più classico (Time of the Assassins), e così via, passando per il blues di Dandelion e alla durezza elettrica di Trick Pony
Insomma, questa volta il risultato è di tutto rispetto, per me sicuramente meglio di 5.55, non solo per la varietà degli stili ma pure per un certo coraggio nel deviare dal prevedibile.

P.S. IRM starebbe per Imagerie par Résonance Magnétique (Tomografia a Risonanza Magnetica), a cui la Charlotte si sarebbe sottoposta a seguito di grave un incidente un paio d’anni fa. Ha dichiarato che i suoni e i ronzii che ascoltava chiusa dentro quel tubo sarebbero stati per lei grande fonte di ispirazione che avrebbe riversato in quest’album

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